Nella Tecnica della Danza Classica resiste ancora, il più delle volte, un’idea didattica basata su prassi imitative e addestrative, che da un lato depotenziano la capacità comunicativa e creativa del gesto, dall’altro  rischiano di esporre il danzatore a patologie causate da errori tecnici (overturn, alluce valgo, tendinopatie, conflitto femoro-acetabolare, conflitto posteriore caviglia) o da sovraccarico funzionale (burnout o overtraining). Un apprendimento consapevole delle tecniche di danza punta invece  a col­tivare, nel danzatore, una sorta di sesto senso chiamato propriocezione indispensabile perché il corpo sia anzitutto una “presenza” e possa raccontare e comunicare attraverso il movimento. Tale senso è conosciuto anche come cinestesia ed è la capacità di percepire la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di con­trazione dei propri muscoli senza dover ricorrere alla vista. Per allenare la propriocezione è fondamentale sviluppare una consapevolezza del proprio corpo e del proprio movimento, che può essere ricondotta a una capacità di ‘guardarsi’ dentro. Ma cosa vuol dire esattamente ‘guardarsi dentro’? Vuol dire avere la capacità di visualizzare quello che avviene all’interno del proprio corpo, percepirlo, viverlo come si vive nella propria abitazione: il corpo, infatti, può essere pensato come un insieme di stanze intercomunicanti, come la casa che si abita. Non si ha bisogno di guardare la mappa della propria casa per sapere dove si trovano le diverse stanze, gli arredi e tutto ciò che occorre per vivere. Si vive lo spazio dell’abitazione, lo si riempie e lo si anima con la pro­pria presenza, orientandosi in esso in una percezione diretta e imme­diata. Guardarsi dentro, visualizzarsi, percepirsi, vuol dire pertanto anche ‘abitarsi’: muoversi con agio in casa propria, avere familiarità delle diverse stanze, non temere di muoversi nel buio o di aprire la porta di una stanza chiusa. Vuol dire anche rendersi immediatamente conto se una finestra è aperta, se occorre chiudere una porta o spostare un elemento dell’arredamento, sapersi figurare una diversa organizza­zione in base alle proprie esigenze e alla funzionalità dei singoli ele­menti. Come non è possibile sentirsi a casa in un’abitazione di cui non si abbia familiarità, così non è possibile sentirsi a proprio agio con se stessi se non si conosce il proprio corpo. In altre parole, allenare la propriocezione vuol dire costruire uno schema corporeo globale che in qualsiasi momento possa restituire un’immagine precisa di se stessi e della propria posizione nello spazio, comunicando tutto ciò che avviene all’interno del proprio corpo: quali sono i muscoli attivati, i movimenti effettuati, le correzioni da appor­tare ecc. La costruzione di uno schema corporeo adeguato è fondamentale nello sviluppo e nell’educazione alla danza, poiché grazie a tale schema è possibile intervenire e rimodulare continuamente i diversi elementi del proprio corpo in modo funzionale: non è possibile, ad esempio, correggere un errore nella postura o nell’esecuzione di un battement tendu en tournant se non si rende il proprio schema corporeo dispo­nibile al cambiamento. Non è possibile modificare l’arredamento della propria abitazione, se non si posseggono nemmeno le chiavi per en­trare: è necessario innanzitutto avere la chiave d’accesso al proprio corpo, cioè conoscerlo. Occorrerà, altresì, conoscere bene gli spazi, misurarli, avere un’idea precisa della destinazione delle diverse stanze e altro. Allo stesso modo, bisognerà formarsi un’idea precisa delle di­mensioni del proprio corpo, l’articolazione interna degli arti e dei di­versi muscoli e così via, se si vuole essere davvero padroni di se stessi. Purtroppo, nell’apprendimento delle tecniche di danza, in particolar modo della danza classica, spesso l’accento è posto su ‘cosa’ impariamo a discapito del ‘come’ imparare. Un buon obiettivo per gli insegnanti di danza potrebbe essere quello di lavorare sul modo, invece che sul risul­tato del fare! Abitare il corpo diventerà la condizione prioritaria per ‘essere’ nel movimento rendendo più semplice apprendere e compiere l’azione in maniera adeguata e corretta.

 

Piccola bibliografia utile:

Marchesano M.V.(2023) Laboratorio Coreutico.Strategie didatiche per la fisiodanza nei licei coreutici. Benevento: Kinètes

Marchesano M.V.(2022) Dalla sala al palcoscenico: il linguaggio gestuale della danza classica. Benevento: Kinètes

Marchesano M.V.(2017) I sentieri del gesto.Agropoli: L’Argolibro

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