Home In evidenza “(What’s the Story) Morning Glory?”, i venticinque anni dell’album più brit del britpop

“(What’s the Story) Morning Glory?”, i venticinque anni dell’album più brit del britpop

by Rosanna Astengo

Ricordo perfettamente il giorno in cui comprai questo album, pioveva, era l’autunno del 1995. Ovviamente formato cd.

Ricordo perfettamente l’odore: non era il “classico” odore che si avvertiva aprendo un cd qualsiasi. Era penetrante, pungente. Ho sempre pensato che fosse perchè, essendo un album di importazione, forse all’estero la plastica era diversa, nell’ingenuità dei miei 13 anni.  Ero una ragazzina del ginnasio con il mito dell’Inghilterra, ingorda di sapere, di conoscere, di capire. Ero partita dai Beatles, i miei primi insegnanti di inglese, passavo giornate intere con un vecchio vocabolario Hazon Garzanti a cercare parole, verbi, volevo sapere cosa volessero dire quelle canzoni. Che dire, ero nel posto giusto al momento giusto, era il 1995 ed il fenomeno del britpop aveva preso prepotentemente il sopravvento, vincendo la sfida lanciata poco tempo prima dal grunge dei Nirvana e dal post punk dei GreenDay.

Era un periodo florido da un punto di vista musicale: nell’Inghilterra del premier John Major il fermento musicale era ai massimi livelli: Stone Roses, Skunk Anansie, The Verve, Pulp, Travis, Manic Street Preachers, Suede, Radiohead, insomma ce n’era per tutti, più o meno glam, più o meno orientati verso sonorità rock o più morbide, c’erano i Kula Shaker con il loro sound psichedelico e poi c’erano loro, i Blur e gli Oasis, i primi della classe perennemente in competizione. Guai a dire che erano i nuovi Duran Duran contro Spandau Ballet, l’insulto era dietro l’angolo: niente edonismo anni ’80, solo musica e testi impegnati, intimisti, esistenzialisti, incazzati col mondo.

 

Il colpo di fulmine fu un pomeriggio su MTV, il canale televisivo che permetteva ai giovani italiani di sentirsi parte dell’Europa, all’epoca ancora agli albori. Quel riff di chitarra e quel ritornello, “And after all, you’re my wonderwall”. Il video, semplice ma incredibilmente poetico. Il mix, terribilmente seducente ed ipnotico. Il giorno dopo ero per le strade di un paese di provincia ad annusare quel cd ancora prima di suonarlo.

“(What’s the story) Morning Glory?” è un album pieno di canzoni che sono entrate non solo nella storia del pop rock,  ma che sono diventati veri e propri inni della generazione dei nati tra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ’80.

Il muro delle meraviglie, omaggio a George Harrison ma forse anche un’esigenza, in un tempo in cui soffiavano prepotenti i venti della guerra in Bosnia. Tutti ci siamo sentiti un po’ Sally, che aspettava anche se sapeva che era troppo tardi….ci siamo innamorati sulle note di Champagne Supernova. La mia canzone preferita dell’album è Cast No Shadow, ancora adesso, dedicata a Richard Ashcroft ma che parla ad ognuno di noi, arrivando negli strati più profondi del cuore, di chi cerca di camminare lungo la strada aperta dell’amore e della vita cercando di sopravvivere.

Sono passati venticinque anni. I ragazzi sono cresciuti, i fratelli Gallagher continuano a litigare. La musica resta. E quest’album resta un capolavoro assoluto.

 

 

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