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Angela Luce

by Augusto De Luca
Era la fine degli anni 80 quando andai a casa di Angela Luce, in una splendida abitazione superpanoramica nei pressi di via Orazio a Napoli.
L’avevo sempre stimata, come donna, per la sua bellezza, e come attrice e cantante, per la sua bravura. Carismatica e sensuale tanto da aver posato come modella per due opere del pittore Aligi Sassu, una delle quali intitolata proprio ‘Angela’.
L’avevo ammirata nei film con Eduardo, Mastroianni, Gassman, De Sica, Tognazzi, Sordi, Totò e tanti altri Mostri della settima Arte, mentre alternava, in modo sublime, recitazione al canto.
Amavo la sua femminilità e il suo carattere forte che veniva fuori quando era in scena. Insomma, ero particolarmente emozionato all’idea di incontrare un’artista unica, la cui carriera, seppur costellata di tappe di straordinario prestigio, viene troppo spesso dimenticata.
Bussai alla sua porta e mi venne ad aprire con un sincero e luminoso sorriso sul viso. Nonostante non fosse più una ragazzina, quei suoi grandi occhi neri emanavano una luce che catturava come una calamita; aveva una grazia e un fascino irresistibile.
Mi presentai con un mazzo di rose rosse e lei immediatamente corse dentro, prese un vaso e, con delicatezza, come se accarezzasse ogni bocciolo, ve lo adagiò.
Nel salone c’era un pianoforte a mezza coda su cui poggiavano decine di targhe e premi che erano anche disseminati in tutta la stanza, tanto da coprire addirittura una parte del pavimento.
Ci accomodammo sul divano e facemmo quattro chiacchiere, sorseggiando dell’ottimo caffè che ebbe lei stessa la premura di prepararmi.
Si aprì molto con me, cosa che apprezzai particolarmente, raccontandomi anche alcuni dettagli della sua vita privata; uno, in particolare, mi colpì moltissimo:

Come donna ho perso, come artista ho vinto.

Angela non si è mai sposata e non ha avuto figli. Affermò che la solitudine era la sua compagna quotidiana, ma che se si è in pace con se stessi si sta bene anche da soli.
Allora la presi per mano e, per fotografarla, la portai vicino ai fiori che le avevo donato. Le chiesi anche di prendere un ventaglio e scattai, facendo in modo che il suo viso fosse proprio incorniciato dalle rose e dal quell’intramontabile oggetto di seduzione femminile.
Vicino alla porta d’ingresso, prima di andarmene, Angela mi regalò alcuni suoi dischi autografati e mi ringraziò di averle dedicato il mio tempo.
Mentre tornavo in auto a casa, pensai di aver conosciuto senza dubbio una gran donna, vera e coraggiosa. Verace eppure delicatissima. Straordinaria!

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