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Incontri d’autunno: Scie Festival

by Simona Chiusolo

In autunno generalmente si rallenta. La spinta esporativa dell’estate viene un po’ meno. C’è però chi, motivato dalla passione per il movimento e supportato da una profonda esperienza nel campo crea, proprio in autunno, uno spazio d’incontro. Parliamo di Scie Festival un progetto che è alla sua terza edizione e grazie alla direzione artistica di Nuvola Vandini prenderà vita a partire dal 27 Ottobre al 1 Novembre, offrendo un ventaglio di occasioni tra laboratori, lectures e performances nella città di Bologna. Ne parliamo direttamente con Nuvola in una breve conversazione.

SC: Ciao Nuvola, cos’è Scie Festival?

NV: Scie è un festival che nasce all’interno del Network Internazionale di ricerca dell’Axis Syllabus con l’intento di creare un tempo in cui una comunità di persone s’incontreranno per condividere un percorso di ricerca attraverso strumenti da me proposti in qualità di Direttrice Artistica. Gli strumenti di ricerca sono variegati, c’è sicuramente l’Axis Syllabus che s’interseca con il tema proposto dal festival, quest’anno i Desire Paths, e poi cicli di conferenze, tenuti da professori dell’università o da specialisti provenienti da diversi ambiti. A completare il quadro una serie di azioni perfomative. Quindi l’intento è quello di creare un momento di ricerca interdisciplinare a partire dall’esperienza del corpo.

SC: Perché Scie Festival?

NV: Il concetto veicolato dal titolo del Festival è il passaggio di materia. Un desiderio di attenzione verso ciò che resta. Ogni azione, ogni movimento, lascia scie di materia che si trasformeranno in altra materia. E in qualche modo l’insieme delle scie che generiamo saranno eredità per le generazioni future. L’intento è quello di domandarsi quello che facciamo, perché quello che facciamo lascia qualcosa a prescindere se costruiamo una casa, può essere anche un’azione immateriale e considerando quel che resta possiamo, forse, essere più consapevoli di ciò che stiamo costruendo.

SC: Qualche parola sul tema di quest’anno i Desire Paths?

NV: Una mia ex allieva Francesca Ceola mi ha introdotta al concetto di Desire Paths, con i quali ci si riferisce a quei percorsi che i pedoni creano nel camminare fuori dalle linee prestabilite dall’urbanizzazione. Per esempio nel camminare sul marciapiede, si ha solo l’impressione di camminare dove si vuole, ma si seguono dei percorsi prestabiliti. Alle volte i pedoni escono da questi percorsi, vuoi per un impulso individuale o necessità e nel fare questo ne costruiscono degli altri, che se ripetuti andranno a creare una mappa sotto la mappa ufficiale e socialmente stabilita. La scelta dei Desire Paths è avvenuta perché osserva il movimento dei pedoni e la relazione tra l’impeto individuale e la struttura sociale.

SC: C’è una connessione tra la pandemia e i Desire Paths

NV: La tematica in realtà l’avevo già scelta prima del lockdown e incredibilmente c’è stata una coincidenza molto forte. Durante la pandemia la gestione degli spostamenti dei corpi è stata centrale: sono stati prima confinati e nella riapertura c’è stata un’importante gestione dei movimenti di essi nello spazio. L’unica cosa adattata alla tematica è stata la durata del festival e per gli spettacoli è stata creata una forma di evento performativo che uscisse dal teatro.

SC: Quali opzioni alternative all’interno del Festival?

NV: Dal punto di vista performativo ho trovato una formula che sta tra il cercare nuove possibilità e l’essere consapevoli che le possibilità non si creano in un giorno, ma ci vuole un tempo. Ci saranno tre momenti di azione performativa nello spazio urbano nascenti proprio dall’esperienza dell’essere pedoni. I partecipanti saranno chiamati a relazionarsi con lo spazio urbano nel ruolo di pedoni e all’essere consapevoli della relazione tra la mappatura urbana e quella possibile dei Desire Paths. Gli appuntamenti di breve durata, senza nessuna tecnica o allestimento scenico, accadranno nel centro storico della città di Bologna. L’ultimo giorno una performance audio-visiva – Corners – ci accompagnerà dal centro storico verso la periferia. Simbolicamente l’ho pensata come un aprire un po’ le maglie dello spazio. Il cammino sarà guidato da una traccia audio contenente storie, informazioni o richieste di azioni e intervallato da cinque pause in luoghi della città prescelti per permettere una spontanea strutturazione dello spazio e  si chiuderà in periferia in luoghi di nuova urbanizzazione e anche di contestazione contro il fenomeno della gentrificazione.

SC: C’è un pensiero maturato durante la quarantena che vorresti condividere?

NV: Personalmente credo sia un momento abbastanza cruciale per l’umanità. Penso stiamo raggiungendo una vetta non senza via di ritorno, ma che taglia quel che era il nostro tetto. Adesso ci ritroviamo in una casa con un buco sul tetto. Possiamo sistemarla oppure continuare a salire, andare oltre. Quel che mi tocca è domandarci quanto noi cittadini possiamo ancora prenderci delle responsabilità. Durante il lockdown la rabbia che ho provato era connessa all’impotenza di fronte alla situazione, eppure sembra che il sistema che abbiamo creato sia talmente complesso che ci ha allontanato dalla possibilità di agire. Talmente lontani dal centro non arriva più il movimento e questo crea disfasia, impotenza e insoddisfazione. La non responsabilità ci porta anche ad allontanarci l’uno dall’altro e questo per me è il tema su cui riflettere. Dal punto di vista artistico ci sto lavorando con una nuova creazione di cui ho presentato uno studio a luglio a Firenze e poi a Bologna al Running Up this Hill per il quale sono partita dal raccogliere le  narrazioni delle persone, sull’esperienza di lockdown, per poi tradurle in azione performativa.

Salutiamo e ringraziamo Nuvola che ci aspetterà a Bologna con Scie Festival, un tempo aperto a tutti coloro che sentono il bisogno di esplorare, nella condivisione, i personali Desire Paths.

 

Le foto sono di Barbara Calì

Scie Festival  è prodotto da 𝐀𝐫𝐜𝐡𝐢𝐭𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐫𝐩𝐢 – 𝐀𝐏𝐒 con il contributo della 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐄𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐠𝐧𝐚 𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚 e la collaborazione di 𝐃𝐚𝐦𝐬𝐋𝐚𝐛 – 𝐃𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐀𝐫𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥‘ 𝐔𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚𝐁𝐢𝐛𝐥𝐢𝐨𝐭𝐞𝐜𝐚 𝐒𝐚𝐥𝐚 𝐁𝐨𝐫𝐬𝐚𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐁𝐚𝐫𝐚𝐜𝐜𝐚𝐧𝐨𝐏𝐫𝐚𝐓 –𝐭𝐞𝐚𝐭𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀; 𝐃𝐀𝐒 – 𝐃𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢.

 

 

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