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“Lo spazio tra le cose”: un viaggio interiore tra musica, oggetti e ricordi

by Marina Indulgenza

Noi tutti abbiamo una strofa o un ritornello che ci riportano alla mente sensazioni, volti, frasi, oggetti legati a un particolare ricordo: una gita al mare, un amore che finisce, un nuovo lavoro, un trasloco.

Esatto. Un trasloco.

Una cosa che – per chi l’ha vissuta – terrorizza al solo pensiero e, invece, lo scrittore Antonio Benforte ci ha fondato, per restare in tema musicale, il leitmotiv del suo ultimo romanzo: “Lo spazio tra le cose” (Edizioni Scrittura & Scritture).

Paolo e Marta si stanno trasferendo in una nuova casa. Hanno un bambino piccolo, Niccolò, e vivono, da qualche tempo, una crisi di coppia.

Tra scatoloni da riempire, ricordi che affiorano, vecchie foto e disquisizioni sul tempo che passa e che non tornerà più, il romanzo si può idealmente dividere in sei momenti scanditi dalla musica che Paolo “sceglie” per ciascuna tappa del suo ideale e personale viaggio.

«Un viaggio dello spirito attraverso la materia», per citare “Il libro dell’inquietudine” di Pessoa.

Un percorso che il giovane uomo intraprende senza mai spostarsi dalle quattro mura di una casa sempre più spoglia della sicurezza degli oggetti ma che, un po’ alla volta, si riempie di nuove consapevolezze.

Il viaggio parte con “Pink Moon” di Nick Drake, un brano in cui la chitarra tende a esorcizzare il presagio di sventura della luna rosa – secondo quella che è la tradizione cinese – mentre il pianoforte riporta tutto a una dimensione ultraterrena. Paolo si perde nel quadro metafisico della copertina che rappresenta, per lui, un mondo parallelo in cui rifugiarsi, «un mondo fatto di note e musica, che ho troppo presto abbandonato».

Scopriamo che Paolo è un uomo refrattario ai cambiamenti, è ancorato ai suoi ricordi, fa fatica a parlare con la sua compagna, evita gli scontri e si crogiola nel non detto.

All’interno di questo silenzio che è diventato una parte preponderante, ma scomoda, della vita, si inserisce “Anthem” di Leonard Cohen. “There is a crack in everything, that’s how the light gets in” (c’è una crepa in ogni cosa, è così che entra luce) canta il compositore canadese, una frase che Paolo associa all’arte giapponese del Kintsugi, ovvero quella di riempire le crepe con l’oro per fare in modo che, una volta messi insieme i cocci, l’oggetto, anche sa ha subito un danno, possa ritornare ad avere un suo splendore.

Sarà lo stesso anche per la sua storia con Marta?

Il terzo riferimento musicale è l’album-capolavoro dei Nirvana: “Nevermind”, non ci pensare.  Ma “Nevermind”, in realtà, è rabbia, inquietudine, dolore. È la sofferenza non compresa di Kurt Kobain. Ascoltando i brani dell’album, mentre sistema in fila le piante del suo appartamento, Paolo si rende conto di aver fatto molte delle scelte della sua vita d’impulso, quasi senza pensarci. Scelte che, irrimediabilmente, «avevano dato un’impronta incancellabile alla mia esistenza», mentre quelle più ponderate erano scivolate via nella totale indifferenza.

Quando irrompe sulla scena Marta, decisa a dare una mano a Paolo, ecco che parte “Heroes”, di David Bowie, una canzone che – si dice – il duca bianco compose a Berlino dopo aver guardato, dalla finestra dello studio di registrazione che si affacciava su un pezzo del muro, una coppia che ogni sera si incontrava proprio sotto le torrette di guardia. Paolo e Marta, dopo averla cantata a squarciagola nella casa semi vuota, si sentono investiti di una nuova forza e poco importa se la canzone racconta la storia di due amanti che hanno i giorni contati e che vogliono sentirsi eroi per un giorno soltanto.

Qualcosa sta cambiando o, con molta probabilità, qualcosa sta tornando.

Il penultimo brano della lista è “Obladì Obladà” dei Beatles, una filastrocca in chiave contemporanea che parla di Molly, che canta in una band, e Desmond, che lavora al mercato. Due ragazzi come tanti, che si innamorano e sognano una famiglia con dei bambini. Un testo semplice, leggero, che Marta e Paolo ascoltano dall’autoradio e suggellano con un bacio da scuola media, «quando non c’erano tanti grilli per la testa».

Il viaggio termina con “Bittersweet Simphony” dei Verve, una canzone che parla di quanto sia importante rimanere fedeli al proprio modo di essere, senza farsi condizionare dagli altri o da ciò che la vita ci pone davanti.

E sarà proprio da questo che Paolo sceglierà di ripartire.

“Lo spazio tra le cose” esce  il 5 marzo in tutte le librerie. Antonio Benforte è giornalista, editor, cofondatore dell’associazione culturale Econote e social media manager del Parco Archeologico di Pompei. Per Scrittura & Scritture ha già pubblicato il romanzo “La ragazza della Fontana”.

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